La corolla del ricordo

"Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo." Simone Weil

FABIANO ALBORGHETTI, L'opposta riva




I


E dove altro credi possibile la mia presenza

se anche la mia terra è contro? Non rimane niente altro

che la cancellazione ripeteva un dirsi presenti

 

anche senza il luogo. Adesso conta diceva

fai la somma dei rimasti. Sottratti gli urti i lampi

i sacchi senza nome o le cataste di arti e bocche  colme

 

di vuoto avrai la misura del rimanere, l'innominata ampiezza.

 

 

II


Alla conta venne la misura non prima

non in moltitudine ma uno ad uno

sparivano lasciando il quesito al posto, il vuoto

 

della certa destinazione. Con l'assenza a tavola

continuava mamma a preparare per quattro

anche dopo rimasta ultima anche ora

 

che le fosse disimparano il contenere.

 

 

III


Certe dozzine non andavano contate

non sapendo dove gettarne o cosa conservare:

dall'unico mucchio è indistinguibile diceva

 

la milizia con l'affetto, la sorpresa con la sorpresa

la manovra o la fuga. Partita patta dicevano

i credenti senza vinti e vincitori: segnato il punto

 

sulla carta il singolare niente spianava con l'ordine, il lezzo...

 

 

IV


L'esodo ha meno oltraggio del sepolcro

credimi, cosi l'assenza seppellisce

ma solo nella memoria: agli scomparsi corpi

 

non pesa il luogo vacante come a chi scava...

 

 

V


Da una riva all'altra separa solo

la paura dell'inizio una mancanza di traccia:

cosa lascio indietro

 

se vado diceva che memoria trovo?

 

 

VI


Dislocava tra gola e palato senza dire

portandosi con se solo e per la prima volta:

avvicinando la calma del lavoro finito

 

sostava all'argine della distanza

col timore di tracimare. L'odore del gasolio, del sale

davano la metrica certa dell'imbarco

 

dello scambio accompagnarlo all'opposta riva.

 

 

VII


C'è gente appesa perfino sui pali delle navi

lo sguardo che accusa e spunta o non crede:

dopo la voce italiana il motore spegne e qualunque suono

 

riassorbe fino al beccheggio, ai corpi fermi: procedure dice

le tue leggi uguali sempre. Sotto scorta fino al porto

e poi la fonda lo sbarco diritto fino al recinto a cumulare

 

le presenze come merce di stoccaggio. Non più di poco ripete

poi si rimpatria cosi come si arriva. Non si vede il numero

non si conta nemmeno quanta legione per nave al giorno

 

sperare la terra e nonostante le preghiere rimbalzare.

 

 

VIII


Lunghissima l'onda ma non abbastanza

per il battello: attorno un rischio di secca

la vedetta a terra o in mare. Sbarca dicono, alzati

 

e cammina. Cosi il balzo l'affondo nell'acqua

l'impresa del guado, di sopravvivere l'entroterra.

Ombra ad ombra allontano oltre gli estremi

 

della rena e il giusto verso distanzia il fiato al passo.

 

 

IX


Puoi capire? Sono rese le ore del guado

stornate e rese solo se resti altrimenti

è un percorso daccapo, un nuovo tentativo.

 

Al terzo viaggio si sono dimenticati di me:

supino aspettando ho allontanato anche lo sguardo

dal corpo per non vedermi o essere visto

 

per non essere consegnato al debito del rimpatrio. 

 

 

X


Nella differenza di viaggiatore o migrante

la diversa causale: come il primo segue le carte

il secondo una a sperare ti dico, opposto il fine.

 

Al termine vedi come o cosa la memoria mantiene

ma la parola già divide: più del percorso il motivo

più del transito la durata...  chi del rientro aspettando

 

chi del ritorno negato, al luogo caro la possibilità...

 

 

XI


Raccontava del mestiere svolto a casa, degli studi 

le ripetizioni e certi viaggi per concerto: è cambiata la mia vita

e le mani storte adesso nascondeva per vergogna. Suonava

 

ancora: le mani rotte dai plotoni lo ricordano il mestiere, diceva..

 

 

XII


Come all'officina  il materassaio, la posizione

bassa era offerta una poca paga tra il baratto del nome

e il dovere restare. Prendere o lasciare mi dicevano:

 

a lungo andare il documento arriva. Cosi restavo

metà invisibile e più spazio che persona. Sbagliavano

il mio nome nel chiamare ma nessuno ne curava

 

costando poco chi o cosa mastica il lavoro:

carne pronta con la fame in bocca e la bocca inutile al parlare

e del rimpiazzo all'entrata la fila piena, la stessa condizione

 

questuante affollare per poco, per tutto il tempo...

 

 

XIII


Non si può non scioperare diceva assorto valutando

ma per contro che guadagno? Il diritto ha le ragioni ma la fame conta troppo per far finta d'essere uguali: quando scade

 

il mio contratto tu sai dirmi cosa fare? Non opporre la ragione allo stomaco che vale: per chi vince sempre a perdere qualcuno ma quell'uno è troppo esiguo, non fa nozze col diritto.

 

Al tornio continuava poi in silenzio al grido forte di crumiro...

 

 

XIV


Ho vent'anni di scintille  mi diceva ma sono un corpo

che stazione senza scampo: chiedo poco giusto il giusto

per campare ma non basta. Altro non ricordo ripeteva

 

per avere le parole: dammi altro che il denaro dammi un senso...

 

 

XV


Lo sguardo appeso alla madia come sondava il vuoto interno

i ripiani dare alloggio alle molliche solamente, all'odore

chiuso dentro. Non c'è niente da mangiare ripeteva

 

e chiudeva gli sportelli con il gesto di chi perde...

 

 

XVI


Cosi ricompone l'odore dell'aria a Gennaio

e non ricordavo diceva né questo odore né gli altri mesi.

A dirti come capire...  Poi a bassa voce continuava:

 

l'esalazione dei dimenticati,  della nafta presa a fuoco

o la cordite acuta in casa  col rumore. Era tutto un contrasto

senza ordine, senza il senso. Accadeva nello stesso mese

 

diceva, lo so. Compiva gli anni allora molta gente

e si faceva festa. Poi più nulla e chissà chi rimane.

Ritrovare è vivere una seconda volta diceva

 

dare il significato del vissuto precedente con il peso dell'errore...

 

 

XVII


Lo sbalzo sopra le teste l'intermittenza

di luce interessa per la frazione minima

per la mancanza improvvisa. Sovrappone

 

alla continuità ma è solo temporale rassicuro.

Il fare immutato prosegue allora nella  pausa di corrente

tra l'erogare e le impronte sulle cose. Noi viviamo uguale

 

dico: cosi alternati tra costanza e sottrazione...

 

                                     ***

Fabiano Alborghetti, da L'opposta riva, Lietocolle 2006



de L'opposta riva si è parlato anche su Liberinversi

 

 

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