"Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo." Simone Weil
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venerdì,24/02/06 22:44
FABIANO ALBORGHETTI, L'opposta rivaI
se anche la mia terra è contro? Non rimane niente altro che la cancellazione ripeteva un dirsi presenti anche senza il luogo. Adesso conta diceva fai la somma dei rimasti. Sottratti gli urti i lampi i sacchi senza nome o le cataste di arti e bocche colme di vuoto avrai la misura del rimanere, l'innominata ampiezza. II
non in moltitudine ma uno ad uno sparivano lasciando il quesito al posto, il vuoto della certa destinazione. Con l'assenza a tavola continuava mamma a preparare per quattro anche dopo rimasta ultima anche ora che le fosse disimparano il contenere. III
non sapendo dove gettarne o cosa conservare: dall'unico mucchio è indistinguibile diceva la milizia con l'affetto, la sorpresa con la sorpresa la manovra o la fuga. Partita patta dicevano i credenti senza vinti e vincitori: segnato il punto sulla carta il singolare niente spianava con l'ordine, il lezzo... IV
credimi, cosi l'assenza seppellisce ma solo nella memoria: agli scomparsi corpi non pesa il luogo vacante come a chi scava... V
la paura dell'inizio una mancanza di traccia: cosa lascio indietro se vado diceva che memoria trovo? VI
portandosi con se solo e per la prima volta: avvicinando la calma del lavoro finito sostava all'argine della distanza col timore di tracimare. L'odore del gasolio, del sale davano la metrica certa dell'imbarco dello scambio accompagnarlo all'opposta riva. VII
lo sguardo che accusa e spunta o non crede: dopo la voce italiana il motore spegne e qualunque suono riassorbe fino al beccheggio, ai corpi fermi: procedure dice le tue leggi uguali sempre. Sotto scorta fino al porto e poi la fonda lo sbarco diritto fino al recinto a cumulare le presenze come merce di stoccaggio. Non più di poco ripete poi si rimpatria cosi come si arriva. Non si vede il numero non si conta nemmeno quanta legione per nave al giorno sperare la terra e nonostante le preghiere rimbalzare. VIII
per il battello: attorno un rischio di secca la vedetta a terra o in mare. Sbarca dicono, alzati e cammina. Cosi il balzo l'affondo nell'acqua l'impresa del guado, di sopravvivere l'entroterra. Ombra ad ombra allontano oltre gli estremi della rena e il giusto verso distanzia il fiato al passo. IX
stornate e rese solo se resti altrimenti è un percorso daccapo, un nuovo tentativo. Al terzo viaggio si sono dimenticati di me: supino aspettando ho allontanato anche lo sguardo dal corpo per non vedermi o essere visto per non essere consegnato al debito del rimpatrio. X
la diversa causale: come il primo segue le carte il secondo una a sperare ti dico, opposto il fine. Al termine vedi come o cosa la memoria mantiene ma la parola già divide: più del percorso il motivo più del transito la durata... chi del rientro aspettando chi del ritorno negato, al luogo caro la possibilità... XI
le ripetizioni e certi viaggi per concerto: è cambiata la mia vita e le mani storte adesso nascondeva per vergogna. Suonava ancora: le mani rotte dai plotoni lo ricordano il mestiere, diceva.. XII
bassa era offerta una poca paga tra il baratto del nome e il dovere restare. Prendere o lasciare mi dicevano: a lungo andare il documento arriva. Cosi restavo metà invisibile e più spazio che persona. Sbagliavano il mio nome nel chiamare ma nessuno ne curava costando poco chi o cosa mastica il lavoro: carne pronta con la fame in bocca e la bocca inutile al parlare e del rimpiazzo all'entrata la fila piena, la stessa condizione questuante affollare per poco, per tutto il tempo... XIII
ma per contro che guadagno? Il diritto ha le ragioni ma la fame conta troppo per far finta d'essere uguali: quando scade il mio contratto tu sai dirmi cosa fare? Non opporre la ragione allo stomaco che vale: per chi vince sempre a perdere qualcuno ma quell'uno è troppo esiguo, non fa nozze col diritto. Al tornio continuava poi in silenzio al grido forte di crumiro... XIV
che stazione senza scampo: chiedo poco giusto il giusto per campare ma non basta. Altro non ricordo ripeteva per avere le parole: dammi altro che il denaro dammi un senso... XV
i ripiani dare alloggio alle molliche solamente, all'odore chiuso dentro. Non c'è niente da mangiare ripeteva e chiudeva gli sportelli con il gesto di chi perde... XVI
e non ricordavo diceva né questo odore né gli altri mesi. A dirti come capire... Poi a bassa voce continuava: l'esalazione dei dimenticati, della nafta presa a fuoco o la cordite acuta in casa col rumore. Era tutto un contrasto senza ordine, senza il senso. Accadeva nello stesso mese diceva, lo so. Compiva gli anni allora molta gente e si faceva festa. Poi più nulla e chissà chi rimane. Ritrovare è vivere una seconda volta diceva dare il significato del vissuto precedente con il peso dell'errore... XVII
di luce interessa per la frazione minima per la mancanza improvvisa. Sovrappone alla continuità ma è solo temporale rassicuro. Il fare immutato prosegue allora nella pausa di corrente tra l'erogare e le impronte sulle cose. Noi viviamo uguale dico: cosi alternati tra costanza e sottrazione... ***
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