La corolla del ricordo

"Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo." Simone Weil

Simone Cattaneo

Aveva uno scolapasta in testa e un unico canino in bocca

mentre ballava su un campo di calcio sterrato

fra i resti di un pranzo d'asporto rispondendo a monosillabi

a domande che nessuno poneva

con uno sguardo sgomento

rivolto verso il cielo spruzzato di cemento.


 

Il mio amico Giulio si arrangiava mangiando ragni per pochi soldi,

con qualcosa in più si scolava un bicchiere di detersivo davanti

ai clienti del bar, ha impegnato la fede nuziale e ha preso lo scolo

per potere mangiare, odiava politici, froci, zingari e musulmani

non si è mai capito per cosa parteggiasse

forse solo per quell'albanese comprata e smontata

a piacere sulla branda buttata in fondo al cantiere.



La madre di un mio compagno delle scuole medie

mi ha bloccato in una strada del vecchio quartiere

dicendomi che suo figlio era morto.

Non si è sbilanciata più di tanto e mi ha invitato al funerale.

Mi è parso buona educazione accettare.

Una settimana dopo mi ha fermato sotto casa e con aria decisa

mi ha confidato che calzo lo stesso numero di piede del suo povero figlio,

così mi ha regalato due paia di scarpe e un giubbotto giallo.

Qualche sera fa sono finito in un bar di Milano e

ho abbordato una ragazza sudamericana molto sensibile

al mio nuovo giubbotto canarino. Ho stretto gli occhi

e le ho sussurato che per i particolari non bado mai a spese.



Lampade al sodio guaste sul pavimento della cucina

e intorno al mio corpo macchie d'olio che sembrano vermi

gli occhi lucidi come bigiotteria e

una specie di bitume che sigilla il cielo del Mediterraneo,

mentre parlo sempre con le braccia tese davanti a me

come per spingere via un corpo assente.



Non è importante ciò che resta o si è fatto,

sono le cicatrici suppergiù visibili

disegnate sul corpo come una mappa di punti interrogativi

che mi piombano addosso e mi inchiodano qui davanti a te,

frontiere avide di dubbi latitanti

che non puoi risanare nè ingabbiare

nemmeno se ti plasmi una religione su misura

colma d'amore per i sudari e le leggi marziali.



Una macchina viola priva di ruote

vicino al margine dei boschi

è quello che ricordo dell'ultima volta che ti ho vista

stropicciata e senza nervi faticavi a contare

quante dita delle mani servono per sollevare

una tazza di caffè. E' stato piacevole guardarti.

Sono messo meglio di te.



Simone Cattaneo

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